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Cosa vedere in Irpinia: i 5 luoghi da non perdere (che probabilmente non conosci)

Cosa vedere in Irpinia: i 5 luoghi da non perdere (che probabilmente non conosci)

LIrpinia è una tra le province più belle d’Italia, che conserva alcune delle migliori caratteristiche: dai borghi a boschi e sorgenti, è patria di molte gemme storico-naturalistiche, molto spesso nascoste, in grado di soddisfare le esigenze di viaggiatori attenti alle eccellenze e tradizioni.

Ecco i 5 luoghi da non perdere se ti trovi in viaggio in Irpinia!

5. L’area archeologica di Compsa

L’area archeologica di Compsa corrisponde all’antica Conza della Campania (AV), un patrimonio culturale di rara bellezza ed interesse, cristallizzato nel tempo, che permette di approfondire la storia di una delle città più importanti nella zona nell’antichità e che è stata abbandonata a causa dell’ultimo sisma del 23 novembre 1980.

Situato in una vasta area collinare presso il fiume Ofanto ed inaugurato nel 2003, il “Parco Storico e Archeologico di Compsa” è frutto di un intenso progetto di scavo, restauro e valorizzazione che ha riportato alla luce una complessa e millenaria stratificazione edilizia, sottoposta a tutela. Custodisce, infatti, le rovine di Compsa  riscoperte grazie all’intensa campagna di scavo effettuata, a partire dal 1981, dal prof. Werner Johannowsky, dalla quale sono emersi il foro, l’anfiteatro, le terme, l’antica cattedrale e la colonna-stemma, oltre a una serie di reperti di vario genere, quali epigrafi, sarcofagi e mosaici, alcuni dei quali risalenti persino all’Età del Ferro e sistemati in un museo allestito in un edificio ristrutturato all’interno dell’area. 

All’interno del Parco, inoltre, sono ancora visibili anche alcuni resti di casa assieme alle maioliche dei bagni e agli arredi domestici, cercando di preservare la memoria storica del terremoto del 1980.

4. Mefite di Rocca San Felice

La Mefite è un laghetto di origine solfurea situato nella valle d’Ansanto tra il territorio dei comuni di Villamaina, Torella dei Lombardi e Rocca San Felice. Si tratta di un laghetto costituito da una pozza d’acqua poco profonda che ribolle a seguito delle emissioni di gas del sottosuolo, causa per cui il territorio circostante è quasi privo di vegetazione e popolazione animale, ad eccezione di una piccola pianta legnosa rarissima di nome Genista anxantica.

La denominazione Mefite ha origine dalla popolazione degli Hirpini che, stanziatisi nei pressi del lago, chiedevano alla Dea Mefite ricchezza e protezione. In virtù della sua protezione le fu dedicato anche un santuario, eretto intorno al VII secolo a.C., del quale sono stati rinvenuti resti e reperti annessi (anfore, terrecotte e l’altare della Dea Mefite, conservato nel Museo di Capodimonte). Tuttavia, la divinità, dapprima considerata benigna e protettrice, a causa delle emissioni letali, in un secondo momento si trasformò in uno spirito malefico, fonte di numerose leggende che alimentano le fantasie popolari.

Dal posto è possibile notare le chiazze gialle di zolf ed il luogo risulta essere unico al mondo per le concentrazioni di anidride carbonica; infatti, in particolari condizioni climatiche, le esalazioni risultano essere addirittura letali. A seguito di queste caratteristiche anche Virgilio descrive il luogo come uno degli accessi agli Inferi simile per le caratteristiche al Lago d’Averno nei Campi Flegrei. Oltre a Virgilio, inoltre, ci sono altre testimonianze di autori latini che sottolineano l’atmosfera infernale del luogo, come Cicerone, secondo il quale il luogo in esame è sinonimo di morte.

3. Lago Laceno

Situato a Bagnoli Irpino (AV), Lago Laceno è dei luoghi più alti e dalla natura selvaggia d’Irpinia con il suo altopiano posto a circa 1.050 metri d’altezza all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini. L’area conserva al suo interno il fascino della natura incontaminata, dove il connubio tra uomo e ambiente è riuscito a trovare un giusto equilibrio, riuscendo a diventare una delle mete turistiche più famose dell’intera Provincia di Avellino e della Campania in generale.

Famoso per le sue vette è uno dei luoghi più particolari del Sud Italia dove, come recita un detto, “si può sciare guardando il mare“, soprattutto nelle giornate limpide, quando dalle punte più alte si può ammirare il Golfo di Salerno tanto che gli valgono la denominazione di “Cortina del Sud.”

L’altopiano Laceno offre tanti luoghi da visitare: il primo, è proprio il Lago, alimentato dal torrente Tronola e circondato da boschi caratterizzati soprattutto da faggi, castagni, querce, aceri, pini ed altri tipi di alberi, contenendo una fauna molto varia, che comprende molte specie di volatili, come merli, pettirossi, cinciallegre ed usignoli, ma anche rapaci come la poiana, il falco pellegrino, il gufo reale e la civetta. Girovagando, poi, si possono incontrare anche mammiferi come i ricci, scoiattoli, lepri, volpi e tassi ma, soprattutto, i boschi del Laceno danno la possibilità, seppur rara, di poter osservare nel suo habitat naturale il lupo irpino.

Oltre alla ricca flora e fauna, si possono raggiungere anche le varie vette del Laceno, tra cui il monte Cervialto con 1.809 m di altezza, il monte Rajamagra con 1.667 m, il monte Cervarolo con 1.558 m e la Montagna Grande con 1.509 m.

Altri luoghi che si possono esplorare sono le Grotte del Caliendo e la Fiumara di Tannera.

2. Oasi WWF Valle della Caccia

L’Oasi Valle della Caccia si trova a Senerchia ed è un’area naturalistica nella quale sono presenti le rive del torrente Acquabianca, sentieri ombreggiati e ponticelli in legno, in uno splendido bosco di faggi, betulle e querce.

L’Oasi si presenta ai visitatori come una zona unica caratterizzata dal suono costante e mutevole dell’acqua, un suono che esplode fragorosamente quando si giunge alla bellissima cascata, incastonata in una spaccatura del monte, che cade potente levigando la roccia.

La natura calcarea dell’area conferisce il caratteristico colore bianco al torrente e alle sue rive. Il bianco dei sassi e della sabbia esalta le mille sfumature di verde, i colori vivaci delle orchidee e dei lilium, i riflessi dell’acqua cristallina e la luce filtrante fra i rami.

All’interno dell’oasi uno dei punti più suggestivi è la “grotta del muschio”, frutto di una concrezione calcarea che si apre su una parete di roccia. Dalle sommità della parete cadono mille rivoli d’acqua che alimentano larghi strati di muschio. Le gocce che scendono copiosamente sembrano originate dalle radici degli alberi sovrastanti e danno vita a suggestivi giochi cromatici.

L’Oasi Valle delle Caccia di Senerchia (AV) è un luogo perfetto per rilassarsi, meditare e recuperare il contatto diretto con la forza e la purezza della natura. Il percorso natura è facile, con poca pendenza, adatto a tutta la famiglia.

Da non perdere, in zona, è il caratteristico borgo medievale di Quaglietta (frazione di Calabritto) e le sorgenti del Sele a Caposele.

1. Abbazia del Goleto

L’abbazia del Goleto è un complesso religioso, in parte ridotto in ruderi, situato a Sant’Angelo dei Lombardi (AV): la sua costruzione risale al XII secolo e fu fondato da Guglielmo da Vercelli.

Il complesso religioso del Goleto si divide in diverse zone che comprendono chiese, chiostri e torri. La torre Febronia, così chiamata dal nome dell’abbadessa che ne volle la costruzione nel 1152 per difendere il monastero, è in stile romanico e molti dei blocchi utilizzati per la sua costruzione, che tra l’altro presentano numerosi bassorilievi, provengono da un mausoleo di epoca romana dedicato a Paccio Marcello.

Mentre, la chiesa inferiore, conosciuta anche come cappella funeraria, risale al 1200. 

Tutta la struttura è in chiaro stile romanico pugliese, anche se comunque differisce molto dall’impianto originario: mancano infatti le zone absidali. Al suo interno si conserva un sarcofago in pietra rossa, mentre da un accesso laterale si raggiunge l’area dove un tempo sorgeva la basilica del Salvatore, andata completamente perduta.

La chiesa superiore, o chiesa di San Luca, costruita nel 1255 è la principale opera del complesso del Goleto e si accede tramite una scala il cui corrimano raffigura un serpente con all’estremità la testa, con un pomo in bocca. La facciata presenta un portale ad arco a tutto sesto, sul quale sono riportate alcune scritte che ricordano la costruzione della chiesa per volere dell’abbadessa Marina II per ospitare le spoglie di san Luca, sormontate da un rosone a sei luci.

Si tratta di un complesso architettonico unico nel suo genere, ricco di storia e cultura da visitare non solo per i credenti, ma chiunque si trova sul territorio irpino.

Quale di questi luoghi irpini trovi più affascinante? Noi ti consigliamo di visitarli tutti!

Trascorri qualche giorno indimenticabile insieme a guide esperte, associazioni locali e nuovi amici e vivi un soggiorno unico, nella fresca Irpinia in una delle nostre strutture ricettive!

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