Una delle principali incertezze rispetto all’apertura e alla gestione di un b&b riguarda la tassazione, un aspetto imprescindibile per gestire correttamente l’attività e pianificare i guadagni. Questa guida completa spiega in modo chiaro e dettagliato come funziona la tassazione dei B&B in Italia, quali sono le imposte da considerare, e come si differenzia la gestione fiscale a seconda che si operi con o senza partita IVA.
Cosa si intende per B&B dal punto di vista fiscale?
Prima di entrare nel dettaglio della tassazione, è importante chiarire cosa si intende fiscalmente per B&B. Si tratta di una struttura ricettiva gestita in forma imprenditoriale o non imprenditoriale, che offre ospitalità in ambiente familiare, generalmente con un numero limitato di camere e servizi essenziali. Dal punto di vista fiscale, l’attività può essere svolta in due modi:
- con partita IVA, tipicamente per chi vuole gestire il B&B come vera e propria impresa turistica, con regimi fiscali specifici e maggiori obblighi contabili;
- senza partita IVA, quando si tratta di attività occasionale o di ospitalità domestica, con un regime fiscale semplificato e limiti di fatturato.
Questa distinzione influisce direttamente sulle imposte, gli adempimenti e i costi complessivi a carico del gestore.
Regimi fiscali per il B&B: quando serve la partita IVA?
Il criterio principale per capire se è necessaria o meno la partita IVA riguarda la professionalità dell’attività e il suo volume. Se l’attività di B&B è svolta abitualmente, in modo organizzato e continuativo, è obbligatorio aprire partita IVA. In questo caso, si possono applicare diversi regimi fiscali:
- regime forfettario: molto diffuso tra i B&B di piccole dimensioni, prevede una tassazione agevolata e semplificazioni contabili. L’aliquota è attualmente al 15%, che può scendere al 5% per i primi 5 anni se si rispettano certi requisiti. Il limite di ricavi per accedere al regime forfettario è 85.000 euro annui.
- regime ordinario: previsto per attività più strutturate, con contabilità ordinaria e tassazione sull’utile effettivo attraverso IRPEF o IRES.
Tassazione per B&B senza partita IVA
Per le attività di B&B svolte in modo occasionale o non imprenditoriale, senza partita IVA, i redditi devono essere dichiarati come “redditi diversi” nel modello Redditi e tassati secondo le aliquote IRPEF ordinarie. In questo caso, è prevista la possibilità di optare per la cedolare secca sugli affitti brevi, un regime agevolato con aliquota al 21% per il primo immobile e al 26% per eventuali altri immobili, che sostituisce IRPEF, addizionali e imposta di registro.
La cedolare secca, quindi, è uno strumento fiscale pensato per i proprietari di immobili utilizzati per locazioni brevi e alcune forme di B&B non imprenditoriali, ma non è applicabile alle attività strutturate gestite con partita IVA in regime ordinario.
Tipologie di imposte per il B&B
Quando si gestisce un B&B, le imposte principali da considerare sono:
Imposta sul reddito
per chi ha partita IVA con regime forfettario: si paga un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per start-up), calcolata su un coefficiente di redditività applicato ai ricavi (indicativamente 67% per i B&B).
per attività senza partita IVA: il reddito viene tassato come reddito diverso, con aliquote IRPEF ordinarie progressive.
Tassa di soggiorno
È obbligatoria in molti comuni e si applica per ogni ospite pagante. Il gestore del B&B deve riscuotere la tassa di soggiorno, conservarla e versarla al comune. Le tariffe variano a seconda del territorio e possono cambiare annualmente.
Contributi previdenziali
I gestori con partita IVA devono iscriversi alla Gestione Separata INPS o altra gestione previdenziale e versare i contributi, che sono calcolati sul reddito effettivo o fatturato secondo le regole specifiche.
IVA e altre imposte indirette
Il B&B in regime forfettario è esente IVA. Chi adotta regime ordinario deve applicare IVA al 10% sulle prestazioni di ospitalità, salvo alcune esenzioni territoriali.
Consigli pratici per gestire la tassazione dei B&B
La tassazione dei B&B in Italia si presenta oggi come un tema complesso che richiede attenzione e cura, ma con la giusta conoscenza si può gestire in modo proficuo e senza sorprese. La scelta tra attività con o senza partita IVA è cruciale e dipende dal carattere e dalla dimensione dell’attività. Nel 2025, con le nuove disposizioni fiscali e le modifiche sulle aliquote, è più che mai importante orientarsi su informazioni aggiornate e affidabili.
Ecco alcuni consigli:
- rivolgersi a un commercialista esperto in turismo per aprire la partita IVA se l’attività è continuativa;
- valutare il regime forfettario per semplificare la gestione e abbattere i costi fiscali;
- tenere traccia precisa di tutte le entrate e uscite;
- verificare le aliquote e obblighi comunali per la tassa di soggiorno;
- aggiornarsi sulle novità normative annuali.
FAQ - domande frequenti sulla tassazione dei B&B
1. Quando è obbligatorio aprire la partita IVA per un B&B?
La partita IVA è obbligatoria se l’attività di B&B è svolta in modo continuativo e organizzato come impresa. Se invece l’attività è occasionale e non professionale, la partita IVA non serve.
2. Cosa cambia tra regime forfettario e regime ordinario?
Il regime forfettario è un regime agevolato con tassazione ridotta e semplificazioni contabili, adatto a piccole strutture con ricavi fino a 85.000 euro. Il regime ordinario richiede contabilità completa, applica IVA e tassa sul reddito effettivo con aliquote IRPEF o IRES più elevate.
3. Cos’è la cedolare secca e quando si può usare?
La cedolare secca è un regime fiscale opzionale con aliquota fissa (21% o 26%), che sostituisce IRPEF e altre imposte. Si può applicare ai B&B gestiti senza partita IVA come attività occasionali e alle locazioni brevi di immobili non destinati ad attività imprenditoriali.
4. Se gestisco un B&B senza partita IVA, come devo dichiarare i redditi?
I redditi vanno dichiarati come redditi diversi nel modello 730 o Redditi, tassati con aliquote IRPEF progressive. In alternativa, si può optare per la cedolare secca sugli affitti brevi per pagare un’imposta fissa e semplificare la gestione.
5. Quali sono le principali imposte da pagare come gestore di un B&B?
Si pagano l’imposta sul reddito (IRPEF o imposta sostitutiva nel forfettario), la tassa di soggiorno (versata al Comune), i contributi previdenziali INPS, e in alcuni casi l’IVA.
6. Come posso risparmiare sulle tasse nella gestione di un B&B?
La scelta del regime fiscale più adatto (forfettario, cedolare secca, ordinario) e il corretto inquadramento dell’attività sono fondamentali. Per questo è consigliabile farsi seguire da un commercialista esperto nel settore turistico.


