Negli ultimi anni, il mercato degli affitti brevi ha conosciuto una crescita esponenziale, grazie anche alla diffusione delle prenotazioni attraverso le OTAs (Online Travel Agencies). Le opportunità di guadagno in questo settore hanno attirato moltissimi proprietari intenzionati a ricavare un reddito dai propri immobili.
Nel settore degli affitti brevi, però, spesso ci si imbatte in un tema complesso e delicato: la tassazione. Infatti, comprendere a pieno le regole fiscali è necessario ed essenziale per evitare di incorrere in sanzioni e per massimizzare i guadagni. In questa guida, analizzeremo in modo semplice e chiaro la tassazione degli affitti brevi, distinguendo tra attività non imprenditoriale e imprenditoriale, con un focus particolare sulla dichiarazione dei redditi.
Affittare senza partita IVA: la tassazione degli affitti brevi non imprenditoriali
Quando ci riferiamo ad affitti brevi non imprenditoriali ci riferiamo ad un’attività di locazione che avviene in maniera sporadica, con un carattere di occasionalità e non di professionalità. Per farla breve, quindi, l’attività di locazione breve è considerata non imprenditoriale quando l’attività non è abituale e continuativa.
Per semplificare ulteriormente la comprensione del carattere di occasionalità, la Legge di Bilancio del 2021 ha imposto un limite massimo di 4 appartamenti che è possibile affittare in maniera non imprenditoriale, ovvero senza apertura di Partita IVA. Inoltre i contratti devono essere necessariamente stipulati da privati, e non devono prevedere la fornitura di servizi aggiuntivi tipici delle attività alberghiere, come ad esempio la pulizia giornaliera o la somministrazione di pasti. È possibile, invece, fornire servizi base come il servizio di pulizia o il Wi-Fi.
Questo tipo di locazione è ovviamente caratterizzato anche da una certa semplicità nel contesto delle operazioni amministrative e fiscali, rendendola un’opzione interessante per tutti coloro che vogliono monetizzare il proprio immobile senza avviare una vera e propria attività commerciale.
Per questa tipologia di affitto, la durata del contratto inferiore ai 30 giorni evita l’obbligo di registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, semplificando ulteriormente la gestione ed eliminando la necessità del pagamento dell’Imposta di Registro. Non è necessario emettere fattura, in quanto basta una ricevuta non fiscale; una limitazione fiscale di questa forma di attività è però che i costi per la gestione della casa non possono essere detratti.
Tale approccio rende gli affitti brevi non imprenditoriali una soluzione particolarmente adatta per chi desidera sfruttare l’immobile durante i periodi in cui non è utilizzato, senza doversi impegnare in adempimenti complessi o continuativi.
La cedolare secca per affitti brevi
La cedolare secca rappresenta una delle opzioni più convenienti per chi affitta a breve termine. Questo regime fiscale prevede un’aliquota fissa del 21% sui canoni percepiti, semplificando notevolmente la gestione fiscale per i proprietari. Ma quali sono i principali aspetti da considerare?
Per prima cosa, è importante sapere che la cedolare secca può essere applicata solo se il contratto di affitto è stipulato tra privati. Questo significa che non è possibile utilizzare questa agevolazione fiscale se il contratto coinvolge società o altri soggetti giuridici.
Tra i vantaggi principali di questa opzione c’è il fatto che il proprietario non deve pagare l’IRPEF ordinaria sul reddito derivante dagli affitti, né le addizionali regionali e comunali. Inoltre, scegliendo la cedolare secca, si evita il pagamento dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, rendendo tutto più semplice e immediato.
Per aderire a questa forma di tassazione, è necessario comunicare la scelta al momento della registrazione del contratto. In alternativa, l’opzione può essere espressa direttamente nella dichiarazione dei redditi. Questo aspetto è fondamentale per non perdere l’opportunità di beneficiare di questa aliquota agevolata.
Affittare con partita IVA: la tassazione degli affitti brevi imprenditoriali
Quando l’attività di locazione si amplia e supera la gestione occasionale e non imprenditoriale, si entra nell’ambito della tassazione imprenditoriale. Questo avviene in diverse situazioni, ad esempio quando si possiedono più immobili destinati agli affitti brevi (dal 5° in poi), quando si offrono servizi aggiuntivi ai clienti (come la colazione, messa a disposizione di auto a noleggio, guide turistiche e in generale qualsiasi attività prettamente alberghiera), oppure quando l’attività viene organizzata in modo professionale e continuativo.
Capire quando si supera il confine tra attività non imprenditoriale e imprenditoriale non è sempre semplice, ma ci sono alcuni segnali che aiutano a identificare questa situazione. In generale, si rientra nell’ambito imprenditoriale quando:
- Si gestiscono almeno 5 immobili destinati agli affitti brevi;
- Si offrono servizi aggiuntivi che vanno oltre la semplice locazione, come quelli tipici degli hotel;
- Si promuove l’offerta in modo strutturato, utilizzando siti web, agenzie o strategie di marketing avanzate.
Quando l’attività rientra nel regime imprenditoriale, i guadagni derivanti dagli affitti brevi vengono considerati redditi d’impresa e devono essere dichiarati nel quadro RF della dichiarazione dei redditi. In questo caso esistono due principali regimi fiscali applicabili:
- Regime forfettario: Questa è un’opzione vantaggiosa per chi ha ricavi annui inferiori a 85.000 euro. Consente di applicare un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni, a patto che si rispettino determinati requisiti.
- Regime ordinario: Se non si può accedere al regime forfettario, i redditi vengono tassati secondo le aliquote progressive IRPEF. A queste si aggiungono i contributi previdenziali obbligatori, che devono essere versati alla gestione commercianti dell’INPS. Questi contributi rappresentano una parte significativa del carico fiscale.
Organizzare e gestire un’attività imprenditoriale richiede maggiore impegno, ma offre anche maggiori opportunità di crescita e sviluppo economico, soprattutto se si adottano strategie efficaci per attrarre clienti e ottimizzare i processi operativi.
La dichiarazione dei redditi per chi svolge attività di locazione turistica
Dichiarare i redditi derivanti dagli affitti brevi è un passaggio fondamentale, indipendentemente dalla natura dell’attività. Per i privati che affittano in modo non imprenditoriale, il reddito viene generalmente tassato come reddito fondiario, calcolato sulla base della rendita catastale dell’immobile, e va indicato nella sezione dedicata della dichiarazione dei redditi. Se invece hai scelto di avvalerti della cedolare secca, sarà sufficiente riportare l’importo dei canoni percepiti nel quadro apposito, evitando così ulteriori calcoli complessi.
Gli imprenditori, invece, devono dichiarare i proventi come redditi d’impresa, che vanno inseriti nel quadro RF o LM, a seconda del regime fiscale scelto. Inoltre, è obbligatorio iscriversi alla gestione commercianti dell’INPS e versare i relativi contributi previdenziali, che costituiscono una parte importante del carico fiscale.
Per gestire correttamente la dichiarazione dei redditi, è fondamentale conservare tutta la documentazione necessaria. Questa include:
- Copie dei contratti di locazione firmati;
- Ricevute dei pagamenti e fatture eventualmente emesse;
- Documentazione relativa all’immobile, come visure catastali e rendite.
Gestire queste informazioni con precisione ti aiuterà non solo a rispettare la normativa, ma anche a evitare sanzioni o problemi fiscali in caso di controlli.
La tassazione degli affitti brevi può sembrare complessa, ma con una buona conoscenza delle regole è possibile gestire l’attività in modo sereno e conforme alla legge. Se sei un proprietario alle prime armi, valuta con attenzione se l’attività rientra nel regime non imprenditoriale o imprenditoriale e scegli la forma di tassazione più adatta alle tue esigenze. Ricorda che la consulenza di un commercialista esperto in locazioni turistiche può fare la differenza, aiutandoti a ottimizzare la gestione fiscale e ad evitare eventuali sanzioni.
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